Investire in ETF? Vantaggi e Svantaggi

Investire in ETF

Investire in ETF? Vantaggi e Svantaggi

Il grande successo nel mondo degli investimenti riscosso dagli Etf è come abbiamo visto in precedenza legata ad una serie di indubbi vantaggi:  il primo fra tutti la semplicità sono strumenti  passivi pertanto replicano linearmente benchmark di riferimento;  consentono agli  investitori di prendere posizioni sul mercato in maniera immediata e tenendo sempre sotto controllo la valorizzazione del proprio investimento, per questa ragione, sono anche molto trasparenti, l’investitore ha piena consapevolezza del profilo/rischio a cui è esposto.

Sono strumenti flessibili non hanno scadenza quindi si adattano bene sia ad un’operatività di breve termine (trading intraday), sia per forme di investimento più a lungo termine. Inoltre siccome il lotto minimo di negoziazione è pari ad una sola quota, sono accessibili anche per l’investitore che dispone di capitali ridotti. Altra caratteristica non trascurabile è l’aspetto economico, hanno costi di gestione molto contenuti, grazie alla politica di gestione passiva.

ABBATTONO IL RISCHIO EMITTENTE

Di fondamentale importanza è che abbattano il rischio dell’emittente. Vale a dire in caso di problemi della banca o dell’emittente non ci sono rischi a carico di questo strumento.

Gli Etf al pari dei fondi rappresentano un patrimonio segregato, di esclusiva proprietà dell’investitore. Non sono esposti al rischio di insolvenza dell’emittente (che si occupa generalmente dell’attività di costituzione, gestione, amministrazione e promozione del fondo). Non sono esposti al rischio della banca depositaria (custode del denaro). Il patrimonio costituito dagli ETf non rientra nella massa fallimentare.

CRITICITA’

Accanto a questi aspetti positivi, come spesso si dice non può essere tutto rose e fiori, vanno elencate alcune criticità. Si sente spesso parlare di spread tra acquisto e vendita all’interno del book . Questa fenomeno è tipico soprattutto degli Etf poco liquidi, in quanto l’investitore paga in acquisto un prezzo più caro di quello del mercato e in vendita riceve un prezzo più basso di quello atteso. Lo spread bid – ask rappresenta il profitto trattenuto dal market maker per assicurare un adeguato livello di liquidità al mercato.  Borsa Italia impone che tale differenziale non possa essere superiore all’1%.

Altro aspetto non trascurabile è legato ai costi d’acquisto e gestione, spesse volte ci si può imbattere in profili commissionali sfavorevoli, e nel caso in cui l’Etf investe su mercati particolari o in strategie molto complesse i costi possono notevolmente lievitare.

Infine la rigidità della gestione passiva implica che in caso di discesa del benchamrk di riferimento non è possibile intervenire repentinamente nello smobilizzo delle quote del fondo, per cui l’etf subirà gli effetti di una discesa dei mercati.

 

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