Certificati a Barriera Profonda: La Guida Definitiva
Investire oggi significa camminare sul filo del rasoio: da un lato l’esigenza di ottenere rendimenti superiori ai titoli di stato, dall’altro l’incertezza di mercati azionari sempre più volatili. Se la tua priorità è dormire sonni tranquilli senza rinunciare a cedole costanti, i Certificati a Barriera Profonda rappresentano la soluzione più resiliente nel panorama dei prodotti strutturati.
Ma cosa significa davvero “Barriera Profonda” e perché molti investitori esperti la preferiscono alle classiche barriere al 60% o 70%?
In questa guida esclusiva analizzeremo come questi strumenti permettano di incassare premi periodici anche se i mercati dovessero affrontare crolli del 40%, 50% o persino 60%, proteggendo il tuo valore nominale a scadenza. Vedremo insieme i migliori Codici ISIN del mese, il confronto tra barriere europee e americane e come utilizzare l’efficienza fiscale dei certificati per il recupero immediato delle minusvalenze.
Certificati a Barriera Profonda: ecco il migliore
Quando si investe in Borsa, il primo timore è sempre lo stesso: “E se il titolo crolla?”
I certificati con barriera al 35% nascono proprio per affrontare questo scenario, permettendo di guadagnare in presenza di forti ribassi del sottostante.
Immaginiamo un’azione che oggi quota 100. Un certificato con barriera al 35% fissa il livello di protezione a 35. Finché, a scadenza, l’azione non scende sotto 35, cioè non perde più del 65% dal valore iniziale, il certificato rimborsa il 100% del capitale e paga le cedole previste,
Questo significa che l’investitore può guadagnare anche se il titolo (o il paniere di titoli) non sale, e addirittura se scende in modo importante, purché non oltre la soglia critica della barriera alla data finale.
Tra i certificati con barriera 35% scritti sulle porincipali azioni italiane un prodotto interessante è quello emesso recentemente da Marex con ISIN IT0006771833, che oggi si può acquistare sotto 1000 EUR approfittando della recente discesa di Stellantis
Dettagli tecnici:
• 4 Sottostanti: Leonardo (barriera 17,878€) Banco BPM (barriera 4,5238€) Saipem (barriera 0,8096€) Stellantis (barriera 3,0744€)
• Rendimento: 1,5% lordo al mese → 18% annuo lordo comprandolo a 1000
• Barriere: 35% sul capitale e 60% sul flusso cedolare
• Autocall: possibile richiamo anticipato dal prossimo 19 Gennaio 2026, con la soglia che scende dell’1.5% fino al 60%
Un certificato con barriera al 35% permette teoricamente di guadagnare anche con ribassi fino al 65% dei sottostanti grazie a cedole condizionate e protezione a scadenza. È uno strumento adatto a chi vuole sfruttare la volatilità e la lateralità del mercato, consapevole però dei rischi legati ai titoli sottostanti
Domande Frequenti sui Certificati a Barriera Profonda (FAQ)
1. Cosa si intende per “Barriera Profonda” in un certificato?
Si definisce “profonda” una barriera posta a una distanza molto ampia dal valore iniziale (Strike) del sottostante, solitamente tra il 30% e il 40% (ovvero una protezione che regge cali del 60-70%). È la scelta ideale per chi teme cigni neri o forte volatilità sui mercati azionari.
2. Cosa succede se il sottostante scende sotto la barriera?
Dipende dal tipo di barriera. Se la barriera viene infranta (evento Knock-out), a scadenza l’investitore perde la protezione del capitale e riceve un rimborso proporzionale alla performance negativa del titolo peggiore (Worst Of), esattamente come se avesse investito direttamente nell’azione.
3. Meglio una Barriera Europea o una Barriera Americana?
Per la massima sicurezza, la Barriera Europea è superiore. Questa viene osservata solo alla data di scadenza. Anche se il titolo scende sotto il livello barriera durante la vita del certificato, la protezione rimane attiva purché il prezzo recuperi entro l’ultimo giorno. La Barriera Americana, invece, è “continua” e si rompe non appena viene toccata, anche solo per un istante.
4. Perché i rendimenti sono più bassi rispetto ai certificati standard?
Esiste un trade-off (scambio) tra rischio e rendimento. Per offrire una protezione così lontana (es. Barriera 35%), l’emittente deve acquistare opzioni di protezione più costose, il che riduce la quota di rendimento disponibile per le cedole. Un certificato a barriera profonda paga tipicamente un 4-7% annuo, contro il 10-12% di quelli a barriera alta.
5. I certificati a barriera profonda permettono di recuperare minusvalenze?
Assolutamente sì. Come tutti i certificati di investimento, generano Redditi Diversi. Le cedole e l’eventuale capital gain a scadenza possono essere utilizzati per compensare le perdite pregresse (minusvalenze) presenti nello zainetto fiscale, ottimizzando la tassazione al 26%
Conclusioni: La protezione non è mai troppa
Investire in Certificati a Barriera Profonda nel 2026 non significa rinunciare al rendimento, ma scegliere consapevolmente la sostenibilità del portafoglio. In un mondo dove l’inflazione morde e i mercati azionari sono nervosi, avere un “cuscinetto” del 60% o 70% fa la differenza tra un investimento di successo e una perdita dolorosa.
Ricorda però che non tutti i certificati sono uguali: la scelta dell’emittente, la clausola Airbag e l’effetto memoria sono dettagli che possono spostare l’ago della bilancia.
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